"La Società di San Vincenzo è una società cattolica ma laica, umile ma numerosa,
povera ma carica di poveri da sollevare.
Ha una grande missione da compiere per il risveglio della fede,
per il sostegno della Chiesa, per la tregua degli odi che dividono gli uomini.
Bisogna portarvi innanzitutto un’anima cristiana, penetrata dall'amore di
Dio e fortificata dalla pratica dei doveri religiosi, senza ostentazione.
Occorre amare teneramente la Società, rispettarne la tradizione, servirne
gli interessi e non farsi illusioni sulle imperfezioni di cui essa soffre.
Bisogna amare i poveri , conoscere i loro bisogni per soccorrerli, i
loro difetti per correggerli.
Occorre conoscere il mondo senza esservi attaccati, comprendere di
ammettere la contraddizione, conservare nei consigli e nelle opere
lo spirito di abnegazione e di sacrificio.
Bisogna infine avere il dono di un giudizio sicuro, di trovarsi nella
condizione tale da poter avere il tempo necessario per consacrarlo a
Dio, nella Società, per i poveri."
Federico Ozanam
Ai presidenti dei Consigli e delle
Conferenze- 25 novembre 1847)
La Società di San Vincenzo de Paoli è una Organizzazione cattolica internazionale di laici aperta a tutti coloro che vogliono vivere la loro fede cristiana nell'amore e nel servizio ai fratelli.
La sua azione comprende ogni forma di aiuto , prestato mediante un rapporto personale, volto ad alleviare le sofferenze e promuovere la dignità e l'integrità dell’uomo.
La Società di San Vincenzo cerca non soltanto di alleviare i mali di chi soffre, ma anche di scoprire, sanare e rimuovere le cause attraverso una incisiva azione sociale.
La rivoluzione del luglio 1830,
che portò al trono di Francia Luigi Filippo D'Orleans, determinò a Parigi la
chiusura delle opere di assistenza cattolica a favore della gioventù
studentesca, isolando in un ambiente scettico ed ostile i non molti studenti
universitari di fede cattolica.
Un giornalista, Emanuel Bailly, organizzò per questi
studenti degli incontri, denominati Conferenze
di diritto e di storia, ai quali partecipavano anche giovani di fede ed
opinioni diverse e dove spesso si accendevano violente discussioni specie con i
seguaci delle idee del pensatore francese Saint-Simon.
Al termine di una di queste riunioni, Antonio Federico Ozanam pronunciò
queste parole:
"Noi resteremo sulla breccia, ma non provate
anche voi, come me, il desiderio ed il bisogno di partecipare, oltre che a
queste Conferenze, a riunioni riservate ad amici cristiani e consacrate tutte
alla carità? Non vi pare che sia tempo di passare dalle parole all'azione e di
affermare con le opere la vitalità della nostra fede."
Il 23 aprile 1833 in Rue de Petit-Bourbon-Saint-Sulpice si ritrovarono Ozanam,
Le Taillandier, Lamache, Lallier, Devaux, Clavè e Bailly; la riunione iniziò
con l'invocazione alla Spirito Santo e con la lettura di un brano dell'Imitazione
di Cristo. Furono stabiliti alcuni punti fondamentali:
carattere semplice, amichevole, di scambievole confidenza tra i frequentatori
fine pratico, attivo, di fede operante.
Fu deciso di chiamare tali incontri Conferenze di Carità.
Venne interpellato, dietro suggerimento di Bailly, un sacerdote, il Curato di Santo Stefano al Monte, per ottenere consigli e questo atto voleva significare il rispetto, il riconoscimento, la deferenza all'autorità della Chiesa di questo gruppo di laici, che volevano operare cristianamente. Dopo qualche serena discussione fu decisa, come campo pratico d'impegno, la visita alle case dei poveri; fu interpellata Suor Rosalie Rendu, superiora delle Figlie della Carità, la quale fornì l'indirizzo di alcune famiglie povere da visitare.
Fu scelto come Patrono San Vincenzo De Paoli, il grande santo vissuto circa due secoli prima e venne eletto il presidente nella persona del Sig. Bailly.
Fu deciso di finanziare l'opera mediante una questua tra i partecipanti, libera e segreta ed il giovane Devaux, nominato tesoriere, raccolse con il proprio cappello le offerte degli amici. La seduta terminò con una preghiera di ringraziamento alla Vergine Maria, che successivamente venne nominata Protettrice.
Nella successiva adunanza, otto giorni dopo, con le stesse modalità ci fu l'assegnazione delle famiglie da visitare.