Non è facile ricostruire nei dettagli e in tutta la sua ricchezza questa presenza significativa della San Vincenzo in Sardegna: il primo Rendiconto a livello regionale dell’attività delle Conferenze Vincenziane è datato infatti 1934 e fu stilato su sollecitudine dell’Arcivescovo Mons. E. M. Piovella che, nel Convegno regionale di Nuoro dell’Azione Cattolica celebrato nell’Agosto dello stesso anno, invitò ad approfondire la conoscenza della situazione nell’ Isola della San Vincenzo.
Le notizie sulle Conferenze vincenziane dell’ Isola dovevano essere fornite al Consiglio Centrale di Cagliari che fu ivi eretto nel 1909 e che aveva sede in via Università 22.
Risultarono complessivamente 36 Conferenze in tutta la Sardegna: 18 nel Consiglio Particolare di Cagliari; 4 in quello di Sassari; 4 a Nuoro e 6 Conferenze “ isolate”.
Nel libro del P. Luigi Chierotti “ I 150 anni della Società di San Vincenzo de’ Paoli a Genova-1846-1996” , alla pagina 107 appare l’elenco delle Conferenze dipendenti dal Consiglio superiore di Genova o da esso aiutate a sorgere.
Tra esse risultano : una Conferenza vincenziana sorta a Sassari il 23 Novembre 1854 e aggregata al Consiglio Generale di Parigi nel gennaio 1855; una Conferenza fondata ad Alghero nel Maggio 1855 e quella di S. Cecilia presso la Parrocchia Cattedrale di Cagliari fondata il 24 Marzo 1856.
L’elenco è stato ricostruito su varie fonti. La più sicura è rappresentata dalla Lettera di aggregazione (atto che sanciva ufficialmente l’appartenenza della Conferenza alla Società di San Vincenzo).
Dobbiamo inoltre considerare che i contatti tra le diverse realtà vincenziane nella Regione erano pressochè inesistenti. La conoscenza della struttura societaria e dei Regolamenti, specie nella provincia, erano scarse, se non nulle.
In una lettera del 1934, il presidente della Conferenza di Pozzomaggiore così esprime il suo senso di smarrimento, di incertezza:
Egregio Signore, come vede dal rendiconto, si fa qui tutto
quello che si può; si potrebbe e si ha intenzione di far di
più e meglio, ma per il momento bisogna andar piano. Vorrei dalla
S. V. una spiegazione: noi siamo al lavoro già da tre anni; vorremmo
mettere la nostra Conferenza a posto e in relazione alle altre associazioni
sorelle e nessuno ci ha mai indicato in maniera precisa, come potremmo fare
per iscriverla al “ centro”.
Dov’è questo centro? Ho sentito parlare di un giornale
nostro proprio, di una specie di bollettino intersociale: mi saprebbe
dire dov’è edito?
Noi finora siamo andati avanti così…a lume di naso. Ci devono essere
però dei regolamenti: potrebbe avere la bontà di indicarceli?
Scusi se chiedo troppo.
Con ossequio.
Dev.mo Casula Paolo
La presenza della San Vincenzo a Cagliari può essere ragionevolmente fatta risalire al 24 Marzo 1856, data di fondazione della Conferenza di S. Cecilia.
Il 13 Novembre 1893 fu aggregata la Conferenza di S. Eulalia e il 26 Aprile 1897 quella di San Giacomo.
Dal Rendiconto dell’anno 1899, approvato nell’ adunanza generale del Consiglio Particolare di Cagliari, presidente Pietro Aymerich di Laconi, del 4 Marzo 1900, risultava anche la Conferenza di S. Anna.
Dal prospetto statistico del Consiglio e delle Conferenze del 1899, si apprendono dati significativi sull’attività della San Vincenzo.
| n. di famiglie soccorse: | 183 |
| ammontare delle distribuzioni: | 1942,14 £ |
| spese sostenute dalle Conferenze: | 3030,19 £ |
| membri attivi: | 64 |
| membri aspiranti: | 13 |
| membri d'onore: | 18 |
| membri onorari: | 35 |
| benefattori: | 33 |
Ma il vero fiorire delle Conferenze di San Vincenzo in Sardegna, e a Cagliari in modo particolare, avvenne a partire dal 1924, sull’esempio e lo stimolo dei gruppi di Torino e di Bologna, che furono sotto la guida di Mons. Marcello Mimmi, poi divenuto Arcivescovo di Bari ed elevato alla porpora cardinalizia.
In rapida successione di anni furono operative le Conferenze:
| S. Giuseppe Cottolengo | Sassari | 15-12-1924 |
| S. Giuseppe Cottolengo | Quartu S. E. | 12-02-1929 |
| S. Salvatore | Serdiana | 10-12-1929 |
| S. Maria | Alghero | 19-07-1930 |
| S. Giorgio m. | Pozzomaggiore | 29-09-1931 |
| S. Pantaleo | Macomer | 26-11-1931 |
| Conf. Adulti- Episcopio | Nuoro | 01-03-1932 |
| Conf. Giovani-S. Antonio | Nuoro | 01-01-1933 |
| Conf. Studentesca- Circolo Borsi | Nuoro | 22-11-1934 |
Nel 1940 a Sassari risultavano 7 Conferenze, divenute 12 nel 1953. Nel 1941 è segnalata anche una Conferenza ad Olbia e risulta operativa la Conferenza S. Maria Immacolata di Bosa.
A Cagliari fiorirono quasi in ogni Parrocchia per merito di zelanti uomini di Azione Cattolica come i signori Ardau, Cadeddu, Carboni, Cao, Cotza, Falciani, Figus, Mameli, Mura, Murgiano, Pala e altri.
Nel rendiconto del 1949 risultano 21 Conferenze ( 22 nel 1951 ; 23 nel 1953) tra le quali compaiono alcune Conferenze che sorgono ed operano in realtà non parrocchiali:
| Conf. S. Camillo de' Lellis | Tra i malati dell’Ospedale Civile |
| Conf. SS. Maria Immacolata | Aziendale delle FFSS |
| Conf. S. Bernardino e S. Caterina | tra gli universitari della FUCI |
| Conf. S. Francesco di Sales | Oratorio Salesiano v.le fra Ignazio |
| Conf. S. Michele | Congregazione Mariana |
Dopo la fusione tra la Società maschile di S. Vincenzo di Parigi e quella femminile con Consiglio Generale a Bologna, nel 1967, le Conferenze a Cagliari risultano 32.
Grande impulso fu dato all’attività della San Vincenzo dal rag. Antonio Falciani, presidente del Consiglio di Cagliari, dall’ing. Umberto Fanni che rimase in carica fino al 18 Dicembre 1971, quando gli succedette il prof. Vittorio Pani.
Nel ventennio 1978-1998 l’opera del presidente del Consiglio Centrale di Cagliari, prof. Rino Pani, poi divenuto primo Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna, e del successore geom. Vincenzo Perra, ha consentito di consolidare la presenza della S. Vincenzo nel territorio della Diocesi di Cagliari, pur nelle mutate condizioni culturali e sociali.
Al prof. Pani, come abbiamo detto, si deve la costituzione del Consiglio Regionale della Sardegna della San Vincenzo, avvenuta il 20 Dicembre 1987 presso l’Istituto S. Maria Goretti delle Figlie di S. Giuseppe a Donigala Fenugheddu (Oristano).
“E’ stato un momento forte- scrive il prof. Pani- che possiamo definire “ costituente” della San Vincenzo sarda nella sua raggiunta dimensione regionale , dopo una paziente, continua opera di “ cucitura unitaria” nel clima di una conseguita gioiosa comunione.”
La Sardegna era l’unica regione d’Italia, nell’ambito della Società di San Vincenzo, che non avesse il Consiglio Regionale, essendo articolata in due Consigli Centrali autonomi, che avevano rispettiva competenza per la Sardegna del Nord ( Sassari) e per la Sardegna del Sud ( Cagliari).
Il rapido affacciarsi di un enorme numero di gruppi e associazioni di volontariato, di matrice laica e cattolica, con le più diverse specializzazioni nei settori sociali ( dall’ambiente alla sanità, dalla cura dell’ handicappato all’assistenza dell’anziano, dal recupero del drogato alle cooperative sociali), ha spinto la San Vincenzo ad avviare una profonda azione di rinnovamento per rilanciarne identità e ruoli nella Chiesa e nella società.
Per comprendere il cammino compiuto dalla Società di San Vincenzo attraverso i decenni e individuare con chiarezza gli elementi caratteristici del suo carisma, quelli che, pur col mutare dei tempi, sono rimasti sempre fermi, mi piace riportare quanto è stato scritto in un depliante informativo degli anni ’70:
“ L’attività delle Conferenze si concretizza in interventi multiformi, adattati alle realtà contingenti, come: assistenza per gli alimenti- per procurare l’alloggio o per pagarlo- per trovare posti di lavoro e per addestrarsi a lavorare; assistenza per medico e le medicine- per conseguire prestazioni assicurative di legge; conforto morale e spirituale nelle infermità o nella carcerazione; azione varia per la formazione culturale e religiosa, per l’istruzione elementare, per la preparazione ad esami, per gli studi ecclesiastici e la vocazione religiosa; assistenza agli alluvionati della Penisola; collaborazione con le Conferenze vincenziane di missione.
I mezzi di assistenza provengono dalle offerte raccolte principalmente tra i soci nelle adunanze settimanali; dalle offerte continuative degli amici e- una tantum- dai benefattori; delle collette in Chiesa ed in occasioni ricorrenti ( Natale, Giorno dei morti, Pasqua, ecc.), dai doni in viveri, indumenti e prestazioni professionali varie.
I vincenziani invitano gli amici a prendere contatto diretto con talune situazioni di disagio, di depressione, di dolore. “ Vieni e vedi”. Vale la pena di dimenticare per un momento i propri mali per condividere quelli altrui. E le Conferenze vincenziane si fanno guida volentieri in queste visite vivificanti.”
Ecco la Conferenza vincenziana: un gruppo di amici animati dal desiderio intimo di dedicarsi personalmente e direttamente al servizio dei poveri, per mezzo di un contatto da uomo a uomo, col dono del proprio cuore e della propria amicizia; e che desiderano farlo partendo da una comunità di laici della stessa vocazione.
Nel 1967, così scrive l’allora Arcivescovo di Cagliari Mons. Paolo Botto rivolgendosi alle Conferenze Vincenziane:
“ Il Concilio Vaticano II insegna che le opere di carità e di misericordia offrono una splendida testimonianza di vita cristiana.
La vostra azione è luminosa testimonianza della generosità di un amore operoso e fecondo.
Sia sempre questa la vostra gioia più pura e più grande: date, continuate a dare pensando e credendo che, quando esercitate la carità, il Signore è con voi, è divenuto vostro, le sue mani sono le vostre mani, il suo cuore il vostro cuore.”
E ancora , significativo è l’intervento del Card. Sebastiano Baggio, nel 1969, che così si rivolge ai vincenziani della Città, riferendosi alle cifre del Resoconto dell’attività delle Conferenze
( 2648 famiglie assistite; 28.338 visite a domicilio effettuate da 439 soci; erogazioni per £ 26.849.855) :
“ Siano benedette queste cifre!
Perché attestano la costanza e lo slancio dei vincenziani di Cagliari nel loro santo impegno e nella fedeltà all’ispirazione del Fondatore.
Perché danno gloria al Padre che è nei cieli, come afferma il Vangelo delle opere buone che vengono a risplendere dinanzi agli uomini.
Perché si inseriscono nella linea di amorosa diligenza nel servizio dei poveri che caratterizzò fin dai primordi del cristianesimo il ministero che i diacono ebbero affidato dagli Apostoli.
Perché, infine, sono come il velo delicato attraverso il quale è dato scorgere l’azione generosa e silenziosa di fratelli che si accostano ai fratelli sofferenti e bisognosi, in una comunione di auentica carità.”